Pugni stretti

Non si parla più di sbarchi, all’improvviso i migranti non ci sono più.

Con ottime probabilità molti di quelli che sognavano l’Europa sono stati venduti come schiavi a Sabratah e a Tripoli, come dimostra il reportage in Libia svolto dall’Associated Press. Il Ministero degli Esteri italiano ha negato ogni collaborazione coi trafficanti ma, visto il vuoto di potere dalla caduta di Gheddafi nel 2011, con qualcuno dovremo pur aver stretto accordi. Le testimonianze lasciano pochi dubbi e come diceva quello, a pensar male si fa peccato, però…

Cosa dev’essere passare la vita a restare a galla, indistinguibile agli occhi di chi decreta se starai nella fila di destra o in quella di là, se puoi cominciare a respirare oppure un altro po’ di apnea, che tanto non ti cambia niente.

Sono tempi violenti, le parole perdono peso sui social e per strada, torna il fascismo ma stavolta è pop, ha gli hashtag, le vignette e le showgirl testimonial. Diventa credibile l’incredibile, perdiamo memoria e senso di coscienza. Non diamo valore alle idee, formiamo opinioni spot di pancia e senza approfondire.

La settimana scorsa sono stata in Questura per rinnovare il passaporto. Erano le 7,30 e già c’era una fila lunghissima di persone in attesa. Ho mostrato alla guardia all’ingresso il foglio di prenotazione e mi ha fatto passare. In mezz’ora avevo il mio nuovo libretto per spostarmi senza problemi da una parte all’altra della terra. Andando via, sono ripassata davanti alla fila che nel frattempo si era riempita di donne, ragazzini e volti nuovi. Mentre li superavo pensavo che forse è questa totale mancanza di merito dei privilegi che abbiamo a farceli negare con così tanta violenza e determinazione agli altri. Il terrore come diceva Biani in questa vignetta perfetta di non avere più termini di paragone rispetto cui sentirsi migliori.

Ogni tanto ripenso a quel pomeriggio sulla spiaggia di Chiatona. Mentre io e mio fratello passeggiavamo parlando di come volevamo diventare, incontrammo lui.

Alloggiava al Centro d’accoglienza migranti lì davanti e faceva esercizi per rinforzare. Un attimo prima in acqua poi di nuovo sulle flessioni, pareva non sapesse fermarsi.

Gli chiesi una foto, annuì senza dar peso e valore, poi di spalle al mare strinse i pugni a terra e si tese.

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