Tra due mesi

Tra due mesi torniamo finalmente insieme, intanto su FaceTime ci facciamo compagnia ☺️

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In Europa (anche in Italia) le donne stanno sempre meglio

No, il titolo non è ironico. Ieri ho spento la tv e mi sono messa a cercare una buona notizia.

Eccola: secondo l’European Institute for Gender Equality, nell’area UE l’eguaglianza di genere dal 2005 al 2015 ha fatto notevoli passi avanti (+4,2 punti per essere precisi).

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La buona notizia è che il miglioramento è avvenuto in ciascun Paese dell’UE:

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persino in Italia, anche se, pare che le donne italiane abbiano qualche problema con la gestione del tempo:

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Ah dimenticavo, ce n’è un’altra di ottima notizia, ma più personale…mi sto per trasferire nel Paese in cima alla classifica 😉

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Per approfondire le singole voci e confrontare periodi e Paesi, andate qui.

Buon giovedì.

Stare bene

Ehi! Ho bisogno almeno di un motivo che mi faccia stare bene
Sono stufo dei drammi in tele, delle lamentele, delle star in depre
Del nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto
Delle sere chiuso per la serie culto, della serie: “Chiudo e siamo assieme, punto”
Soffiano venti caldi, siamo rimasti in venti calmi
E sono tempi pazzi, fricchettoni con i piedi scalzi che diventano ferventi Nazi
Fanno i G8 nei bar, col biscotto e il Cherry Muffin
Sono esilaranti nel ruolo di piedipiatti, Eddie Murphy
Scusa non dormo sulla mia Glock 17 sognando corpi che avvolgo come uno stock di cassette
Ora che mi fido di te come di chi fa autostop in manette
Scelgo un coro come Mariele Ventre che mi faccia star bene sempre!

Con le mani sporche fai le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene

Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene

Ehi! Ho bisogno almeno di un motivo che mi tiri su il morale
Prima che la rabbia mi strozzi mentre premo sul collare
Pare che il brutto male nasca spontaneo da un conflitto irrisolto

Vadano a dirlo a chi ha raccolto l’uranio dal conflitto in Kosovo
Chi se ne sbatte
Di diete famose, di strisce nel cielo e di banche
Non vedo più ombre se accendo il mio cero al debunker
Non faccio come il tuo capo coperto di bende come Tutankhamon
Non vivo la crisi di mezz’età dove dimezza va tutto attaccato
Voglio essere superato come una Bianchina dalla super auto
Come la cantina dal tuo super attico, come la mia rima quando fugge l’attimo
Sono tutti in gara e rallento fino a stare fuori dal tempo
Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene

Con le mani sporche fai le macchie nere
Vola sulle scope come fan le streghe
Devi fare ciò che ti fa stare

Devi fare ciò che ti fa stare bene
Soffia nelle bolle con le guance piene
E disegna smorfie sulle facce serie
Devi fare ciò che ti fa stare
Devi fare ciò che ti fa stare bene

Vuoi sta-re be-ne? Sta-re be-ne
Vuoi sta-re be-ne? Sta-re be-ne

Vuoi sta-re be-ne? Sta-re be-ne
Vuoi sta-re be-ne? Sta-re be-ne
Risparmiare metà della fatica?
Cancellare metà della rubrica?
Respirare soltanto aria pulita?
Camminare verso la via d’uscita? -ta? -ta? -ta? -ta?

Mi farà stare bene!

Devi fare ciò che ti fa stare bene
Devi fare ciò che ti fa stare
Ciò che ti fa stare
Ciò che ti fa stare bene
Mi farà stare bene

Canto di draghi, di saldi, di fughe più che di cliché
(Mi farà stare bene)
Snobbo le firme perché faccio musica non defilè
(Mi farà stare bene)
Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista an gagè
(Mi farà stare bene)
Questa canzone è un po’ troppo da radio sticazzi finchè
(Mi farà stare bene)

 

Alfa privativo

 

Apatìa s. f. [dal lat. apathīa, gr. ἀπάϑεια «insensibilità», comp. di ἀ- priv. e πάϑος «passione»]. – 1. a. Stato d’indifferenza abituale o prolungata, insensibilità, indolenza nei confronti della realtà esterna e dell’agire pratico: ti devi scuotere da questa a.; è caduto nell’apatia b. In medicina, notevole riduzione o mancanza di reazioni affettive; si verifica con particolare frequenza in alcune forme di schizofrenia, in alcuni stati depressivi e nella frenastenia di notevole grado.

Eurostat ha elaborato i dati relativi alla cittadinanza attiva riferiti al 2015. Sono incluse tutte le persone che hanno partecipato attivamente alla vita politica, anche solo sottoscrivendo una petizione.

I dati, al 2015, indicano che solo il 6,3% degli italiani vive attivamente l’essere cittadino, la metà della media europea (11,9%).

Sarò banale, ma credo che il problema di questo strano Paese, stia tutto in questa tabella, nella totale mancanza di passione comune, di sentirsi parte di una comunità.

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fonte InfoData

Il peggior analfabeta

Ieri c’era il Cittadinanza Day, la giornata nazionale per manifestare in favore dell’approvazione della legge sullo Ius Soli, ferma al Senato.
Firenze era una delle quattro città in cui si sarebbe manifestato.
In Piazza Santa Maria Novella ieri mattina, c’erano un centinaio di persone. Di queste una novantina erano pensionati CGIL, i restanti studenti e attivisti, in alcuni casi figli di immigrati colpiti direttamente dall’assurdità dell’attuale Ius Sanguinis.
 Se solo tutte le persone a me più vicine, attualmente a Firenze, si fossero presentate, saremmo stati almeno centocinquanta, ieri.
 Di questi c’era chi:
  1. non sapeva della manifestazione
  2. non sapeva dello Ius Soli
  3. aveva di meglio da fare
  4. tutte e tre le cose
Tornando a casa, ho ripensato alle parole di Brecht:
Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
né s’importa degli avvenimenti politici.
Egli non sa che il costo della vita,
il prezzo dei fagioli, del pesce, della farina,
dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.
L’analfabeta politico è così somaro
che si vanta e si gonfia il petto
dicendo che odia la politica
Non sa l’imbecille che dalla sua
ignoranza politica nasce la prostituta,
il bambino abbandonato,
l’assaltante, il peggiore di tutti i banditi,
che è il politico imbroglione,
il mafioso corrotto,
il lacchè delle imprese nazionali e multinazionali.

 

Violenze facili

Tornata a casa, ieri sera ho acceso la tv. Non avevo sonno e farmi del male guardando i programmi, meglio ancora se in seconda serata, fa parte del mio personalissimo rituale masochista.

Finisco su Porta a Porta, dedicato al caso Harvey Weinstein, il regista e produttore statunitense accusato di molestie e altri abusi sessuali da numerose attrici.

Tra gli ospiti chiamati a dire la loro, troviamo -vado a memoria- una velina russa, Valeria Marini, un regista italiano, una giornalista, Candida Morvillo, Corinne Clery, Silvana Giacobini.

La struttura della trasmissione è semplice: tutte le invitate sono accomunate da aneddoti su abusi e molestie subìti e/o storie sull’incontro col produttore orco. Non ci sono esperti sulla lotta alla violenza sulle donne, presidenti di Centri Anti-Violenza, psicologi, il livello è esattamente quello della chiacchiera dal parrucchiere. Continua a leggere “Violenze facili”