Voglio diventare babbo

23 dic

Ho le amiche sposate che vivono felici a Dublino con la loro bellissima bambina italo-spagnola, le genovesi con la loro peste tutta lentiggini e occhi azzurri, poi ex compagne di classe col pancione e il carrello sommerso di plasmon e pannolini con l’elastico.

Quelle che “quest’anno le scarpette monclair blu che c’ha pure il piumino abbinato” e quelle che “da penneys con 20euro gli hai fatto tre completini e un giochino”, quelle da scuola privata e quelle da piedi nudi nel parco sotto il sole e se piove meglio, che si ride un pò insieme.

Ce ne sono tante, di famiglie qua intorno.

E i papà, i babbi che adoro più di tutti, ne vedo sempre pochi, sempre in disparte e poco a poco ho la sensazione che, quel babbo che avrei voluto avere, come avrei voluto averlo per me, ecco quel babbo là lo sto diventando io e, sarà che da piccola facevo la baby sitter ai figli più piccoli quando c’erano le cene, sarà che in fondo non sono mai cresciuta davvero, sarà quel che volete ma insomma è un periodo strano, un periodo mah,  che ho una voglia di diventare, di prendermi cura, di insegnare e imparare, di veder crescere e cambiare, di sentir ridere e avere altre preoccupazioni.

E la cosa mi spaventa, non ne ho parlato a nessuno tranne che a TE… e ti ho visto negli occhi il terrore del “ma ma ma ma come ti salta in testa un’idea così alla nostra età?! “

So che molti di voi che leggono saranno a bocca aperta e senza parole ma perchè non sognare davvero? Non ammettere di pensarla sta famiglia mia senza sconvolgere tutti? Devono passare per forza dieci anni di storia prima di progettare? Tutto sto razionalismo (e lo dico io che programmo anche da qui a cinquant’anni) a che serve? Non dico essere melensi nè sprovveduti, ma una vita vera, con impegni e doveri non mi terrorizza poi così tanto, non se dovesse andar bene con te.

Non dico di farlo adesso ma nemmeno tra dieci anni. E quando ti vedo il terrore negli occhi, mi rendo conto che corro sempre e che bisogna aspettare. E lo farò.

Anche se alla Feltrinelli cammino tra  Rodari e Pitzorno e mi immagino le serate a leggere le favole al telefono, le rime geniali, e poi i mondi di Benni, le principezze azzurre che non stirano ma vogliono lavorare, e Pippi Calzelunghe che ho scoperto con la zia pazza che ogni tanto mi manca e che me la ricorda tanto, e Harry Potter e il gufetto sul letto che così non fai brutti sogni.

Le gite allo zoo, scoprire insieme, giocare e divertirci. Conoscerci piano e scoprire che persona  ti tieni nascosta e sbagliare e imparare un poco alla volta, con due mamme e tanti amici e zii e persone che ti amano in mezzo mondo. Capire a chi assomigli, cominciare a camminare, ridere tutti e tre come se non ci fosse nient’altro a cui pensare, cucinare, far la spesa e col tempo diventare la tua storia e scrivere la nostra.

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Dicono che a un certo punto lo senti, allora mi ripeto, come dice un’amica mia, che “i sentimenti sono sopravvalutati” e che solo dopo che:

- avremo finito gli studi

-avremo trovato uno straccio di lavoro semi-serio

-avremo una casa senza contratti in nero e con una manciata di diritti

-avremo entrambe almeno 25anni

-avremo una simil-legge che ci tuteli un quinto delle coppie eterosessuali che ci circondano

-ma soprattutto entrambe vorremo cominciare davvero

potrò finalmente diventare Babbo. Fino ad allora mi segno i nomi, le storie che ti leggerò, le canzoni che ascolteremo insieme, Endrigo, Rodari, la Rowling e Narnia che l’autore non me lo ricordo mai. Mi segno le gite, i pianeti che mi incantavano da piccola e i cartoni che battono ogni 3D che abbia mai visto finora e che forse a te annoieranno a morte. E in un modo o nell’altro, voci o non voci di paese,  mi ripeto che avrai i tuoi nonni e saprai dei nostri.

Imparo a cucinare, a pulire casa e ci provo, mi cerco un futuro, sperando di trovare quello “giusto” che mi renda felice e realizzata così non ti torturerò con le ansie e i magoni di una vita vissuta a metà o fermata per sbaglio.

E chissà se poi riuscissimo anche a rimanere a Firenze, con una legge che ci vuol bene, chissà che non ti possa sentire aspirare le C e dire costì e grullo e baciare sulle giostre di Piazza Tasso e sentirti chiamare le mamme senza gomiti e occhiatacce alle spalle.

O magari parlaremo inglese con l’irish accent che ogni volta mi scalda il cuore, o svedese bardati da capo a piedi.. o salentino, o torinese, o tedesco o danese o francese con quella erre che non so fare mai..

Vedete? La cosa bella di non aver diritti è che puoi sognare un futuro dovunque ce ne siano anche solo una manciata, e vivere a incognita un pò da’ sollievo lo ammetto…

Nel frattempo mi leggo la rubrica di Claudio Rossi Marcelli e sorrido pensando che forse è davvero possibile anche per noi,persino in Italia…

…mi do altri cinque anni, riapro gli occhi, tengo ancora la mano tua che mi sopporti ogni giorno che passa e con la dolcezza che hai mi riempi cuore e vene  e continuo a sognarmelo sto benedetto futuro, con te.

Che ti amo da nemmeno un anno e mi hai portata a casa.

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