Nella mia ora di libertà

17 mar

Quando da piccola eravamo in macchina tutti insieme, magari per andare a fare la spesa o peggio in una delle domeniche da zii e parenti vari e in radio partiva la sua voce, ricordo papà che iniziava ad alzare il volume.

Di qualunque cosa stessero parlando fino a quel momento, adesso non importava.

Perchè cantava Fabrizio De Andrè.

E ricordo che pur capendoci poco, quel timbro di voce così intenso e umano, così dolce  e sensuale me lo portavo dietro per il resto della giornata e pensavo che mio marito avrebbe dovuto avere quella voce, così mi sarei emozionata pure quando ci avrei litigato.

Sarà anche per questo che sono “diventata” lesbica…

Da quando ho iniziato a pensare con la mia testa, rifugiandomi quasi bulimicamente come diceva una mia amica nei libri, io mi sono innamorata di ogni sua parola scritta e cantata.

Ho avuto modo di conoscere e ascoltare buona parte della musica cantautorale italiana e non ho dubbi quando dico che De Andrè è altro.

E non è solo nell’incredibile umanità e nel senso di libertà che ti trasmette ogni sua canzone, è nella voglia di vivere, nella sensibilità di un uomo che ama, senza misteri e senza artifici e che descrive i suoi amori ed il suo dolore con una profondità che non serve raccontare, basta ascoltare “Khorakhanè” o “Nella mia ora di libertà” per capire cosa voglio dire.

E’ l’amore per la sua vita di uomo libero, di pensatore onesto e umile che ne fa, per me, la voce dell’Italia migliore, con le sue tante debolezze e le sue  meravigliose, dolcissime virtù.

A te, Fabrizio dedico questa giornata importante perchè con la tua musica hai accompagnato chi come me cercava un’altra Italia in cui credere, perchè meglio di ogni altro l’hai saputa descrivere e raccontare.

A te, perchè hai cantato dei deboli e dei forti, perchè le parole ti sono venute sempre facili e non hai dovuto girarci intorno mai.

E perchè anche a te si deve quest’unità nazionale che sa d’orgoglio per le bellissime menti che l’hanno abitata e che ancora oggi continuano a starci,che sa di voglia di cambiare, di avere politici all’altezza di questa Italia.

L’altra Italia, quella che ancora governa e domina,  ha avuto per fin troppo tempo una degna rappresentanza politica, adesso tocca a noi.

E ai disincantati che osannano le altre nazioni del mondo ricordo che l’amore per il proprio Paese è sempre stata la grande forza di quegli Stati che tanto invidiamo. Che abbiamo tutti delle responsabilità e che dovremmo fare il nostro prima di lamentarci di quello che gli altri non fanno.

Grazie Fabrizio, nostro caro amico fragile.

Eccovi lo speciale di  La Storia Siamo Noi

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