Video

Basterebbe

31 gen

Non chiedo tanto. Soprattutto in questo periodo.
Basterebbe una sera sul prato a contare le stelle e aspettare la luna, arrivare e sparire mentre si porta via le paure e mi calma, poco alla volta, ogni battito. Tornare regolare.
Basterebbe tenerti la mano e lì , dove sono quelli del video, aspettare che la luna ci copra e baciarci piano, finchè non torna il sole…

A parte 28 nov

To me, the greatest pleasure of writing is not what it’s about, but the inner music the words make.

TRUMAN CAPOTE

A parte

Continuare così

11 set

Non è che non abbia voglia di scrivere, è che è un periodo di “transizione” e quindi è meglio se me ne sto zitta.

Ebbene sì, una volta tanto capita anche a me.

Come la penso su tante cose lo sapete già e forse non serve neanche ricordarvelo, ma mi piace confrontarmi con voi su Facebook allora mi sfogo. Perchè spesso mi sembra che le persone che mi vedono tutti i giorni, ne abbiano piene le scatole del mio lamentarmi. Giustamente!

La sensazione che ho è che ci stiamo impigrendo lentamente e mi fa tanto paura questa cosa; questa rassegnazione mista a rèsa.

Non fa proprio per me, anche se è molto comoda.

Ho solo 25 anni e tutta la vita davanti. Il problema giunge quando non vedi l’uscita, dopo anni e anni a studiare accumulando conoscenze e teorie, definizioni e autori. Crediti, voti, viaggi e nemmeno una competenza “tecnica”.

 

E dove si va allora?

Per ora siamo in Borgo Pinti, nel cuore di Firenze. Due cuori e , letteralmente, una capanna. Piena di coccole, di foto e di rimedi per farla sembrare una cosa carina. Tutti inutili nonostante i mille tentativi di Ikea.

Lo ammetto: ho tanta tanta paura di quello che succederà ora che finisco anche ‘sta benedetta magistrale.

Ma la guardo e mi calmo. Perchè qualsiasi cosa arriverà, ho la sensazione, dolcissima, che ci troverà a tenerci per mano e a ridere come sceme.

 

“Secondo te come facciamo ad essere felici insieme anche tra tanti anni?”

“Io dico che basta continuare così”

Saudade de ti, jà

13 giu

Anche questa sta finendo. Questa nostra vita insieme. Cinque mesi, manco sei e già ti lascio. E ti prometto che tornerò, perchè mi hai preso piano il cuore. Come ha fatto lei, che mi tengo insieme da un anno e qualcosa di più.

E piano mi hai fatta innamorare di te, e adesso a lasciarti proprio non ci riesco. Ci siamo guardate a Dicembre, di sfuggita e non ci siamo convinte. Ma una possibilità ce la siamo data. E abbiam fatto bene.

Perchè adesso questo caldo che mi sento nel cuore quando ti penso, questi colori, la dolcezza del tuo Fado, il bellissimo silenzio immerso nei fiori lilla agli angoli delle strade.

Mi mancherai, e tornerò da te in qualche modo. Magari in vacanza tra dieci anni con la famiglia che sogno di avere da sempre, e torneremo per le strade di Alfama e racconteremo quando ci siam perse, quando sono inciampata, i primi caffè chiesti in un’altra lingua, gli equivoci, gli sbagli. Gli amici qui, le sere al Bairro con uno , due , tre sangre de cristo , e poi sette, e un mojito, e ancora. E i taxi, che costano poco e quiindi prendiamoli sempre.

E gli angolini di pace e Benni sparsi dappertutto. Quanto ti piacciono gli alberi , Lisboa. E quanto i libri, la poesia.

Che poi secondo me, ti si può amare davvero solo come si ama la poesia. Dalle viscere, che a pensarti, a raccontarti si piangerà. Ci si bagnerà gli occhi, e dagli occhi cadrai in quella grande scatola dei ricordi. Che mi lego e mi porto dietro.

Sempre con me.

Grazie per esserti fatta innamorare di me, mi piace pensare che adesso su queste pareti ci sarà il nostro amore, in questo angolo d’Europa ci saranno le nostre paure, la mia meraviglia, la dolcezza delle parole che ci siamo dette mentre tu rimanevi a guardare. Bellissima.

Obrigada pela sua atençao, minha menina.

Atè pronto.

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La bellezza del silenzio

16 mag

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Non sono sparita nè mi sono dimenticata del blog. Anzi.
La mia caratteristica ormai la conoscerete tutti: non mi arrendo e non sto mai ferma.
Gli studi proseguono, mi mancano gli ultimi esami e poi la disoccupazione diventerà definitiva: con la specialistica non avranno scuse per assumermi e potrò continuare a cazzeggiare cercando di cambiare qualcosa.

Lisbona è meravigliosa. Non credevo l’avrei amata. Il primo impatto è stato traumatico, mi sono sentita poco sicura, senza parlare una virgola di portoghese, senza conoscere nessuno.
Ma con lei.
Vista la mia precedente esperienza sentimentale e lo spazio riservatole sul blog, stavolta m’invento la scaramanzia e non dico niente. O meglio non dico troppo.
Non so come si riconosce la persona giusta. So che per la prima volta sono me stessa, ho voglia di essere una persona migliore, di proteggere questo amore bellissimo che abbiamo, di crescere insieme a lei, di adattare i miei sogni ai suoi, di imparare ogni suo difetto ed amarla anche per questo.
Amo la quotidianeità, mi riscalda il cuore fare colazione con lei e raccontarle le paure ed i sogni. Sentirmi capita. A casa.
Basta che me la gufo.
Non so se durerà per sempre. Ci proverò perchè è la persona migliore che abbia mai conosciuto e non mi pare poco.

Abbiamo creato un progetto, poco più di un mese fa. SI chiama UGUALI PER LEGGE. Ci siamo chieste qual è l’alternativa al lamentarsi costantemente tipico degli italiani e dei nostri coetanei. E la risposta è stata: l’AZIONE. E abbiamo deciso di provarci, di metterci la faccia, di rischiare, di provare a mobilitare ALMENO tutti i gay e le lesbiche che conosciamo, ma anche gli etero. Affinchè questa indignazione riguardasse tutti, come è ogni battaglia per i diritti umani prima che civili.
E non ci speravamo. Davvero.
Invece cresciamo, ci arrivano le storie, i complimenti e ci sentiamo meno sole.
E’ bellissimo e vorrei continuare così.

Dico e scrivo e penso talmente tanto che a quest’ora e con questo panorama le parole adesso mi mancano.
Allora sto zitta, e lascio parlare la cosa più bella di questo angolo di mondo.
Altro che la luce.
Il più bel regalo di Lisbona è il suo silenzio.
Solo il vento, le onde del Tejo, le rotaie del 28 elettrico, gli uccellini al mattino.
E tutti questi pensieri che quasi in imbarazzo stanno imparando a calmarsi e a non alzare la voce.

Le parole sono importanti

7 mar

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Le parole sono importanti e mi hanno salvato la vita. Perchè ho imparato da piccola che se le sai usare,  se le impari a capire allora puoi veramente essere libero. 

E un giorno ho scoperto i libri e mi sono emozionata come senza vedere e sentire, senza toccare e odorare,  solo con qualche combinazione perfetta di vocali e consonanti poteva prender vita una storia,  un amore,  esprimersi un dolore e farmi piangere e palpitare. E le parole ho cominciato a scriverle, copiarle, usarle velocemente col sarcasmo e la dolcezza e mi è riuscito di emozionare, di far ridere, di fare innamorare.

Con lo studio, l’università, la crisi sul futuro, quella sul presente, con i mojito da bere perchè sei in erasmus e le sbronze da prendere che vivi a Lisbona, con la vita di Firenze tutta ritagliata tra un caffè con le amiche e una lezione da seguire;  le parole, quelle delle menti incredibili che abitano il mio stesso mondo, beh ho cominciato a trascurarle.

E gli devo molto,  io,  alle parole.  

Ogni volta che ho sofferto, che ho creduto di non farcela, ogni volta che stavo perdendo il filo della matassa e mi sembrava che la pallina rotolasse sul piano inclinato a una velocità che non potevo più gestire.  Ogni volta che mi sei mancato tu,  che mi è mancato qualcosa e quando sono scoppiata di vita e allegria, sempre l’ho condivisa con i libri. Due passi, Feltrinelli, Martelli, Melbook, Edison e tutto si calmava. Io ero a condividere dolori e gioie con migliaia di altri che come me ci erano passati, una terapia. Una cura. E mi calmava. E mi rimetteva in vita, quell’odore di fogli, di carta, la copertina con l’autore in bianco e nero, persone a perdersi sfogliando chissà quale avventura.

E anche se questo e-book reader qua è abbastanza anti-estetico, non profuma di carta, non pesa, non si rovina, non ci scrivi, anche se mi manca portarmi dietro i fogli stampati, sono finalmente tornata alle storie e, come ogni cura che sai che funziona sempre e non riesci a tradire, anche stavolta mi ha rimesso sangue nelle vene e luce negli occhi. Mi è bastata una storia, e poi un’altra e l’avidità di vita e parole, fatti e punteggiature, mi ha rimessa al mondo. Come se quei diari svelati di persone di chissà quale parte nel mondo mi dessero un senso di andare avanti e mi scaldassero il cuore. Ancora.

Mi ci sono affidata di nuovo, ai libri. E di nuovo mi hanno salvata. 

Forse non è così strano che se al libro ci aggiungi una vocale soltanto, quello che ti fa libero e, spesso, pure migliore.

Voglio diventare babbo

23 dic

Ho le amiche sposate che vivono felici a Dublino con la loro bellissima bambina italo-spagnola, le genovesi con la loro peste tutta lentiggini e occhi azzurri, poi ex compagne di classe col pancione e il carrello sommerso di plasmon e pannolini con l’elastico.

Quelle che “quest’anno le scarpette monclair blu che c’ha pure il piumino abbinato” e quelle che “da penneys con 20euro gli hai fatto tre completini e un giochino”, quelle da scuola privata e quelle da piedi nudi nel parco sotto il sole e se piove meglio, che si ride un pò insieme.

Ce ne sono tante, di famiglie qua intorno.

E i papà, i babbi che adoro più di tutti, ne vedo sempre pochi, sempre in disparte e poco a poco ho la sensazione che, quel babbo che avrei voluto avere, come avrei voluto averlo per me, ecco quel babbo là lo sto diventando io e, sarà che da piccola facevo la baby sitter ai figli più piccoli quando c’erano le cene, sarà che in fondo non sono mai cresciuta davvero, sarà quel che volete ma insomma è un periodo strano, un periodo mah,  che ho una voglia di diventare, di prendermi cura, di insegnare e imparare, di veder crescere e cambiare, di sentir ridere e avere altre preoccupazioni.

E la cosa mi spaventa, non ne ho parlato a nessuno tranne che a TE… e ti ho visto negli occhi il terrore del “ma ma ma ma come ti salta in testa un’idea così alla nostra età?! “

So che molti di voi che leggono saranno a bocca aperta e senza parole ma perchè non sognare davvero? Non ammettere di pensarla sta famiglia mia senza sconvolgere tutti? Devono passare per forza dieci anni di storia prima di progettare? Tutto sto razionalismo (e lo dico io che programmo anche da qui a cinquant’anni) a che serve? Non dico essere melensi nè sprovveduti, ma una vita vera, con impegni e doveri non mi terrorizza poi così tanto, non se dovesse andar bene con te.

Non dico di farlo adesso ma nemmeno tra dieci anni. E quando ti vedo il terrore negli occhi, mi rendo conto che corro sempre e che bisogna aspettare. E lo farò.

Anche se alla Feltrinelli cammino tra  Rodari e Pitzorno e mi immagino le serate a leggere le favole al telefono, le rime geniali, e poi i mondi di Benni, le principezze azzurre che non stirano ma vogliono lavorare, e Pippi Calzelunghe che ho scoperto con la zia pazza che ogni tanto mi manca e che me la ricorda tanto, e Harry Potter e il gufetto sul letto che così non fai brutti sogni.

Le gite allo zoo, scoprire insieme, giocare e divertirci. Conoscerci piano e scoprire che persona  ti tieni nascosta e sbagliare e imparare un poco alla volta, con due mamme e tanti amici e zii e persone che ti amano in mezzo mondo. Capire a chi assomigli, cominciare a camminare, ridere tutti e tre come se non ci fosse nient’altro a cui pensare, cucinare, far la spesa e col tempo diventare la tua storia e scrivere la nostra.

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Dicono che a un certo punto lo senti, allora mi ripeto, come dice un’amica mia, che “i sentimenti sono sopravvalutati” e che solo dopo che:

- avremo finito gli studi

-avremo trovato uno straccio di lavoro semi-serio

-avremo una casa senza contratti in nero e con una manciata di diritti

-avremo entrambe almeno 25anni

-avremo una simil-legge che ci tuteli un quinto delle coppie eterosessuali che ci circondano

-ma soprattutto entrambe vorremo cominciare davvero

potrò finalmente diventare Babbo. Fino ad allora mi segno i nomi, le storie che ti leggerò, le canzoni che ascolteremo insieme, Endrigo, Rodari, la Rowling e Narnia che l’autore non me lo ricordo mai. Mi segno le gite, i pianeti che mi incantavano da piccola e i cartoni che battono ogni 3D che abbia mai visto finora e che forse a te annoieranno a morte. E in un modo o nell’altro, voci o non voci di paese,  mi ripeto che avrai i tuoi nonni e saprai dei nostri.

Imparo a cucinare, a pulire casa e ci provo, mi cerco un futuro, sperando di trovare quello “giusto” che mi renda felice e realizzata così non ti torturerò con le ansie e i magoni di una vita vissuta a metà o fermata per sbaglio.

E chissà se poi riuscissimo anche a rimanere a Firenze, con una legge che ci vuol bene, chissà che non ti possa sentire aspirare le C e dire costì e grullo e baciare sulle giostre di Piazza Tasso e sentirti chiamare le mamme senza gomiti e occhiatacce alle spalle.

O magari parlaremo inglese con l’irish accent che ogni volta mi scalda il cuore, o svedese bardati da capo a piedi.. o salentino, o torinese, o tedesco o danese o francese con quella erre che non so fare mai..

Vedete? La cosa bella di non aver diritti è che puoi sognare un futuro dovunque ce ne siano anche solo una manciata, e vivere a incognita un pò da’ sollievo lo ammetto…

Nel frattempo mi leggo la rubrica di Claudio Rossi Marcelli e sorrido pensando che forse è davvero possibile anche per noi,persino in Italia…

…mi do altri cinque anni, riapro gli occhi, tengo ancora la mano tua che mi sopporti ogni giorno che passa e con la dolcezza che hai mi riempi cuore e vene  e continuo a sognarmelo sto benedetto futuro, con te.

Che ti amo da nemmeno un anno e mi hai portata a casa.

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