Voglio diventare babbo

23 dic

Ho le amiche sposate che vivono felici a Dublino con la loro bellissima bambina italo-spagnola, le genovesi con la loro peste tutta lentiggini e occhi azzurri, poi ex compagne di classe col pancione e il carrello sommerso di plasmon e pannolini con l’elastico.

Quelle che “quest’anno le scarpette monclair blu che c’ha pure il piumino abbinato” e quelle che “da penneys con 20euro gli hai fatto tre completini e un giochino”, quelle da scuola privata e quelle da piedi nudi nel parco sotto il sole e se piove meglio, che si ride un pò insieme.

Ce ne sono tante, di famiglie qua intorno.

E i papà, i babbi che adoro più di tutti, ne vedo sempre pochi, sempre in disparte e poco a poco ho la sensazione che, quel babbo che avrei voluto avere, come avrei voluto averlo per me, ecco quel babbo là lo sto diventando io e, sarà che da piccola facevo la baby sitter ai figli più piccoli quando c’erano le cene, sarà che in fondo non sono mai cresciuta davvero, sarà quel che volete ma insomma è un periodo strano, un periodo mah,  che ho una voglia di diventare, di prendermi cura, di insegnare e imparare, di veder crescere e cambiare, di sentir ridere e avere altre preoccupazioni.

E la cosa mi spaventa, non ne ho parlato a nessuno tranne che a TE… e ti ho visto negli occhi il terrore del “ma ma ma ma come ti salta in testa un’idea così alla nostra età?! “

So che molti di voi che leggono saranno a bocca aperta e senza parole ma perchè non sognare davvero? Non ammettere di pensarla sta famiglia mia senza sconvolgere tutti? Devono passare per forza dieci anni di storia prima di progettare? Tutto sto razionalismo (e lo dico io che programmo anche da qui a cinquant’anni) a che serve? Non dico essere melensi nè sprovveduti, ma una vita vera, con impegni e doveri non mi terrorizza poi così tanto, non se dovesse andar bene con te.

Non dico di farlo adesso ma nemmeno tra dieci anni. E quando ti vedo il terrore negli occhi, mi rendo conto che corro sempre e che bisogna aspettare. E lo farò.

Anche se alla Feltrinelli cammino tra  Rodari e Pitzorno e mi immagino le serate a leggere le favole al telefono, le rime geniali, e poi i mondi di Benni, le principezze azzurre che non stirano ma vogliono lavorare, e Pippi Calzelunghe che ho scoperto con la zia pazza che ogni tanto mi manca e che me la ricorda tanto, e Harry Potter e il gufetto sul letto che così non fai brutti sogni.

Le gite allo zoo, scoprire insieme, giocare e divertirci. Conoscerci piano e scoprire che persona  ti tieni nascosta e sbagliare e imparare un poco alla volta, con due mamme e tanti amici e zii e persone che ti amano in mezzo mondo. Capire a chi assomigli, cominciare a camminare, ridere tutti e tre come se non ci fosse nient’altro a cui pensare, cucinare, far la spesa e col tempo diventare la tua storia e scrivere la nostra.

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Dicono che a un certo punto lo senti, allora mi ripeto, come dice un’amica mia, che “i sentimenti sono sopravvalutati” e che solo dopo che:

- avremo finito gli studi

-avremo trovato uno straccio di lavoro semi-serio

-avremo una casa senza contratti in nero e con una manciata di diritti

-avremo entrambe almeno 25anni

-avremo una simil-legge che ci tuteli un quinto delle coppie eterosessuali che ci circondano

-ma soprattutto entrambe vorremo cominciare davvero

potrò finalmente diventare Babbo. Fino ad allora mi segno i nomi, le storie che ti leggerò, le canzoni che ascolteremo insieme, Endrigo, Rodari, la Rowling e Narnia che l’autore non me lo ricordo mai. Mi segno le gite, i pianeti che mi incantavano da piccola e i cartoni che battono ogni 3D che abbia mai visto finora e che forse a te annoieranno a morte. E in un modo o nell’altro, voci o non voci di paese,  mi ripeto che avrai i tuoi nonni e saprai dei nostri.

Imparo a cucinare, a pulire casa e ci provo, mi cerco un futuro, sperando di trovare quello “giusto” che mi renda felice e realizzata così non ti torturerò con le ansie e i magoni di una vita vissuta a metà o fermata per sbaglio.

E chissà se poi riuscissimo anche a rimanere a Firenze, con una legge che ci vuol bene, chissà che non ti possa sentire aspirare le C e dire costì e grullo e baciare sulle giostre di Piazza Tasso e sentirti chiamare le mamme senza gomiti e occhiatacce alle spalle.

O magari parlaremo inglese con l’irish accent che ogni volta mi scalda il cuore, o svedese bardati da capo a piedi.. o salentino, o torinese, o tedesco o danese o francese con quella erre che non so fare mai..

Vedete? La cosa bella di non aver diritti è che puoi sognare un futuro dovunque ce ne siano anche solo una manciata, e vivere a incognita un pò da’ sollievo lo ammetto…

Nel frattempo mi leggo la rubrica di Claudio Rossi Marcelli e sorrido pensando che forse è davvero possibile anche per noi,persino in Italia…

…mi do altri cinque anni, riapro gli occhi, tengo ancora la mano tua che mi sopporti ogni giorno che passa e con la dolcezza che hai mi riempi cuore e vene  e continuo a sognarmelo sto benedetto futuro, con te.

Che ti amo da nemmeno un anno e mi hai portata a casa.

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Sulla terra tua

2 dic

Quando torno a casa sento sempre che manca qualcosa. Che manchi tu. Sono passati anni ma tu lo sai che ho un problema con gli addii. Tu mi conoscevi bene. Domani ci dovevi essere tu, che l’hai vista nascere e crescere questa famiglia qua, e ci hai sempre creduto nonostante tutto. E adesso fa 25 anni che sono tanti, che uno in 25 anni impara a parlare a pensare a incazzarsi a fare l’amore e può pure fare dei figli, uno a 25 anni.

E mi facevi ballare e mi riempivi gli occhi di risate ogni volta che cantavi e sbagliavi tutte le parole, quando facevi finta di parlare inglese e quando mi facevi vincere giocando a carte.  Quando mi parlavi di Firenze e ti si riempivano gli occhi, e poi mi raccontavi di Verona. E quest’anno l’ho vista e nell’arena mi immaginavo i tuoi occhi increduli e sorridevo più forte stringendomi i ricordi.

E quando mi dicevi che potevo arrivare lontano. E io non ti credevo. Però forse avevi ragione, perchè ho raggiunto traguardi che non credevo, solo provando a guardarmi coi tuoi occhi. Quando torno qua mi sembra di averti più vicino, e forse domattina ti vengo a trovare finalmente.  Anche la nonna sta un pò meglio, si è spenta senza di te, piano come avesse perso l’asfalto sotto i piedi, e adesso cammina peggio che la strada è più scomoda a farla da sola. Ma sa che ci sei. Mamma sta bene, le rughe sotto gli occhi tengono il conto delle ore di vita scambiate per i nostri sogni, ma è felice così. La conosci. E ti pensa sempre, glielo leggo negli occhi che ci sei, e che domani sarai là a tenerle la mano e il cuore, in una dolce presa che le farà caldo anche se è già Dicembre.

E chissà cosa penseresti di me adesso, cosa diresti di questo amore che vivo, di queste cose che penso e che studio, dei miei progetti, di come sono diventata, degli amici che ho, delle cose che scrivo. Allora ora io stringo gli occhi e mi immagino la tua risata. E tu torni vivo, di nuovo e non te ne sei andato mai. Perchè ti porto nel cuore.  Non vicino, ma dentro. E parlerò sempre di te così  non lascerai mai davvero questa vita che ti piaceva e che adesso amo tanto anche io.

ciao nò

La cosa più bella

27 ott

Sono ancora qua.  Che mi arrabbio e mi indigno e protesto e raccolgo firme e idee e mi ingegno su come mettere insieme le cose , per farne un lavoro. E qualcosa sta venendo fuori. E si chiama innovazione sociale. Il tema su cui sto pensando seriamente di costruirmici intorno una vita e un futuro. Big society, open-gov, e-democracy. 

Riusciranno i nostri eroi? Non si può dire non abbia passione o entusiasmo, ogni secondo lo passo a capire cosa posso fare per migliorare un pò questo mondo. E, utopista o no, io la mia piccola rivoluzione la faccio da sempre. E vado a letto orgogliosa di me. Sempre.

Nel frattempo continuo ad amarti e sapete quando Tenco alla domanda: “Perchè scrivi solo cose tristi?” rispose:  ”Perchè quando sono felice esco”.

Ecco così sta andando a me. Non scrivo molto su questo blog ma, studio, leggo, mi informo, appena posso viaggio e se tu sei qua, non voglio altro che stare con te. Parlarti, baciarti, fare l’amore, ridere, progettare e sognare in grande.

C’è un senso di completezza che non avevo provato mai, una pace interiore come fare un bagno di pomeriggio quando tutti vanno a casa per pranzo e tu hai il sole più caldo, il silenzio assoluto e tutta la bellezza del mare per te. Ecco quella sensazione di pace là.

Provate a chiudere gli occhi e a pensare alla vostra spiaggia preferita. Vuota in una bellissima giornata di Luglio. Voi a nuotare e nessuno che parla, grida, solo gli uccelli, le onde e il vostro respiro. Io sto così. Sto da Sigur Ròs in playlist e nella testa quando ti stringo. 

Penserete ecco la solita smielata, ma sapete una cosa? Che due coglioni sto cinismo che va di moda, anch’io mi ci diverto a fare la finta stronza ma visto che questo è il mio spazio vi dico le cose come stanno. E cioè che amare la migliore persona che abbia mai conosciuto ed esserne ricambiata è una cosa bellissima. Svegliarmi e addormentarmi con te è una salvezza ogni mattina e mi toglie tutte le paure. Le paure di non farcela e finire a fare un lavoro che odio anche se mi fa ricca, le paure di perderti, le paure di quello che succederà poi. Ti guardo e passa tutto. Perchè te lo leggo negli occhi, quanto mi ami. Ed è incredibile. Perchè sei disarmante quando mi guardi.

Perchè sei arrivata male, in un momento terribile e credevo che ci avrei perso la testa, e ti ho tolto per mesi quelle attenzioni e quella fiducia che meritavi, e tu in silenzio sei rimasta là ad aspettarmi, a guardarmi soffrire e piano piano tornare a respirare. E sei rimasta vicino, senza parlare, senza chiedermi niente. Ma ti ho sentita là e mi hai scaldato il cuore, ed ora mi si riempiono gli occhi a pensarci.

Quanta pazienza, non so cos’avrei fatto. Ed oggi, dopo non so, quasi un anno che ti ho vicina, penso ai tuoi occhi grandi ed alla luce che mi fai appena sveglia, a tutta la dolcezza di cui sei capace, a quanto è bello sentirti ridere felice. E mi sento a casa. Come avessi finalmente trovato il mio posto nel mondo. Perchè mi hai regalato la voglia di essere me stessa, senza fingermi altro, senza nascondere debolezze e paure. E quando ami qualcuno non c’è cosa più bella di sentirti libera e felice di essere come sei.

E’ la cosa più bella.

“come saltare nelle pozzanghere, sorridendo, girando su se stessi, tenendosi per mano”

Le piccole cose

23 ago

 

 

 


Quando mi sembra di essere diventata troppo cinica e razionale, quando valuto pro e contro, costi e benefici di qualsiasi decisione stia per prendere, quando sorrido davanti ai sognatori utopisti come me fino a qualche anno fa, ecco che arriva lui, lo scrittore più fantastico che abbia mai letto nella mia vita, fantastico di una fantasia meravigliosa, capace di togliermi il sonno e farmi piangere e ridere per giorni e di cambiarmi il modo di vedere il mondo e di vivermi la vita, grazie alla grazia leggera e viva di ogni sua singola riga.

Oggi ricomincio a leggere Saltatempo, uno dei miei libri, chissà se Benni lo immagina quante vita è riuscito a salvare, illuminare con i colori delle sue parole.

Le piccole cose

Le piccole cose
che amo di te
quel tuo sorriso
un po’ lontano
il gesto lento della mano
con cui mi accarezzi i capelli
e dici: vorrei
averli anch’io così belli
e io dico: caro
sei un po’ matto
e a letto svegliarsi
col tuo respiro vicino
e sul comodino
il giornale della sera
la tua caffettiera
che canta, in cucina
l’odore di pipa
che fumi la mattina
il tuo profumo
un po’ balsé
il tuo buffo gilet
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso
strano
il gesto continuo della mano
con cui mi tocchi i capelli
e ripeti: vorrei
averli anch’io così belli
e io dico: caro
me l’hai già detto
e a letto sveglia
sentendo il tuo respiro
un po’ affannato
e sul comodino
il bicarbonato
la tua caffettiera
che sibila in cucina
l’odore di pipa
anche la mattina
il tuo profumo
un po’ demodé
le piccole cose
che amo di te

Quel tuo sorriso beota
la mania idiota
di tirarmi i capelli
e dici: vorrei
averli anch’io così belli
e ti dico: cretino,
comprati un parrucchino!
E a letto stare sveglia
e sentirti russare
e sul comodino
un tuo calzino
e la tua caffettiera
che é esplosa
finalmente, in cucina!
La pipa che impesta
fin dalla mattina
il tuo profumo
di scimpanzé
quell’orrendo gilet
le piccole cose
che amo di te.

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Quello che non voglio

23 ago

Io non voglio morir cantante
Se al buon sonno del padrone
Servirà la mia canzone
A gola storta voglio cantare
Ringhio di porco e romanze nere
Voglio svegliarvi col fiato ansante
Io non voglio morir cantante

Io non voglio morire poeta
Di ogni passione sceglier la dieta
Gioie, amorini e dolori piccini
Da imbalsamare dentro il rimario
Della giuria al valor letterario
Coda di sangue ha la mia cometa
Io non voglio morir poeta

Io non voglio morir artista
Accucciato come un vecchio cane
Sotto il trono del re di danari
Tra leccaculi e cortigiane
Che alle mie rughe voglion rubare
Fiori di gelo, dolore e fame
Li accecchi il fuoco della mia vista
Io non voglio morire artista

Io non voglio morire attore
Dentro allo schermo di un paradiso
Crocefisso a un finto sorriso
Di morti in ghingheri e ribelli servili
Re dello schermo, generale dei vili
Ti sto davanti e voi belle signore
Guardate la scena dove gli mangio il cuore
Perché non voglio morire attore

E io non voglio morire libero
Se i begli alberi del mio giardino
Annaffia il sangue del mio vicino
Meglio la peste che l’ipocrita danza
Di vostra santa beneficenza
Chiudete la cella lasciatemi stare
Di libertà vostra non voglio morire

Io non voglio far altro che vivere
Tra una corda e l’altra saltando
Dentro la cassa di una viola da gamba
Voglio ascoltare le voci di fuori
Ringhio di porco voce di dama
Tamburo indio amore che chiama
E voci spezzate di cento popoli
Che dalla mia terra non voglio scacciare
Io voglio vivere, non ho altro da fare

Io non voglio che mi ricordiate
Nel trionfo, ma nella mia sera
Nelle cose che dissi tremando
In ciò che suonai con paura
Povere genti che ai menestrelli credete
Dimenticarvi di me non potrete
E io di voi scordarmi non posso
Dentro un tramonto feroce e rosso
Dentro un cielo di sangue e vino
Ascoltate come sembra il primo
L’ultimo accordo che io imparai
Io non voglio, non voglio morire
E a morire non riuscirò mai

Stefano Benni, a Fabrizio De Andrè

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Vox Populi

19 ago


Non dormo bene. Mi capita in questi giorni di svegliarmi con l’ansia, e di fare sogni strani che boh forse preferisco non capire.

Saranno tutte ste mie coetanee col pancione in questo paese controtendenza (altro che crescita zero, qua compensiamo le perdite di Trentino e Friuli!) , saranno tutte con la fede al dito e il passeggino alla moda con dentro l’ennesimo fagotto da sfamare e coprire di griffe.

Sarà mia mamma con gli occhi esaltati ogni volta che vede un bimbo o una bella coppia appena sposata, sarà sarà sarà tutto questo che a un certo punto

tra me e me mi viene la voglia, il desiderio di renderla orgogliosa, che non se lo aspetterebbe nemmeno però boh che ne so, magari se cambiasse qualcosa tra un pò di anni  io e la mia ragazza FELICI sottobraccio col bimbo nel marsupio magari potremmo renderla fiera di camminare per il paese.

Poi mi sveglio e, chi voglio prendere in giro?

Me ne andrò in qualche angolo di mondo o d’Italia e tornerò sempre due volte l’anno e qua sarò la ragazza madre col bambino e un’amica che la aiuta a tirare avanti.

E mi fa male pensare che una mamma che ha dato tutto quello che poteva per me, io non riesca a ricambiarla con un pò di sano orgoglio mentre gira per il mercato e tutte le chiedono quand’è che tocca a mio padre accompagnarmi all’altare.

Forse sono solo troppo negativa, chissà…

“Non dimentichiamoci che l’amore comincia sempre da un bacio, e le bocche non hanno sesso.”

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7 mesi

28 lug

Non lo so che mi hai fatto. Che in punta di piedi mi hai fatto guardare un’altra faccia di mondo, e con tutta la bellezza che ti porti addosso mi tieni sospesa da terra da mesi. Non lo so che è successo quest’anno, ho ricordi e immagini di un anno incredibilmente intenso e poi sento questo caldo qua. A sinistra del petto.

E questo Paese di falsi moralisti non mi spaventa nè riesce a fermarmi e neanche le occhiate ogni volta che amandoti mi viene da prenderti la mano, nè quelli che ci chiamano egoiste e immorali perchè sogniamo una famiglia felice.

Io so solo che mi addormento e mi sveglio felice e che per questi bellissimi ed incredibili mesi insieme io non sto facendo altro che amarti. 

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24

29 mag

Trovarvi al mio fianco

ogni giorno che viene.

Sapervi vicine

nel bene e nel male,

e ridere fino a sentire dolore

di gioia , di vita riempita di cuore.

Contarli ogni anno più avanti e più pieni

riempirli di visi, di occhi, di odori

e un giorno capirvi

tra impegni ed incontri

gli amori più veri,

i giorni più vivi.

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Nessun dorma

14 mag

A volte sento tutta la paura di questo silenzio, di questa totale estraneità ai nostri problemi e mi convinco che sono paranoica.

Che forse sopravvaluto le capacità di noi italiani, che potrei godermi la vita senza farmi troppe domande.

Che c’abbiamo sole, mare, cibo, buon vino e che nun gelato buono come il nostro dove lo trovi?

Poi vedo i miei amici australiani, americani., canadesi, francesi, tedeschi che assunti in questa o quella azienda, organizzazione, università descrivono quanto sia eccitante e spaventoso avere finalmente le responsabilità che sognavano da una vita, che raccontano il primo giorno di lavoro col capo che mette pressione e loro che lo stupiscono e ottengono promozioni, senza cognomi importanti, senza compromessi, ma perchè capaci.

E vengono premiati, e con lo stipendio e i bonus  vanno a visitare la Cina che sognavano da anni,  e magari, se fidanzati iniziano a fare progetti “seri” di quelli che noi italiani, se mamma e papà non ci lasciano casa o non garantiscono per il mutuo, potremmo fare intorno ai 30-35 a essere ottimisti.

E allora mi dico che non sono io quella che sbaglia a indignarsi, a incazzarsi ogni giorno e che , sognare milioni di italiani, di miei coetanei, arrabbiati e avidi di futuro non è poi così utopistico.

Ci stanno rubando l’unica vita che abbiamo, l’unica occasione di essere quello che sogniamo. Uomini e donne onesti. Liberi di scegliere.

ECCO UN ELENCO DI MOTIVI PER CUI ALL’ESTERO I POLITICI SI SONO DIMESSI:

http://static.repubblica.it/repubblica/gallerie/chi-si-dimette/chisidimette.html

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Il nostro dovere

3 mag

E SMETTIAMOLA DI FARE FINTA CHE NON POSSIAMO FARE NIENTE, CHE TANTO CONVIENE SBRONZARCI MANCO SI PARLASSE DI UN ALTRO PAESE. PERCHE’ FINALMENTE ABBIAMO UN MODO PER CAMBIARE LA ROTTA.

PERCHE’ CARI ITALIANI NOI IL 12 E 13 GIUGNO POSSIAMO FINALMENTE INIZIARE A CAMBIARE QUESTO PAESE. COME? DIMOSTRANDO CHE C’E’ UN’ALTRA ITALIA. MIGLIORE. CHE DICE NO. CHE DICE BASTA.

-IMPEDENDO LA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA PUBBLICA, RIFIUTANDOCI DI PAGARE CIRCA IL 7% IN PIU’ NELLA BOLLETTA 

-SCEGLIENDO ALTRE FONTI DI ENERGIA (sole, vento, acqua, biomassa) ANZICHE’ QUELLA NUCLEARE

-RIFIUTANDOCI, INDIGNATI, ’ CHE LE PRIME 5 CARICHE DELLO STATO NON SI PRESENTINO IN TRIBUNALE PER “LEGITTIMO IMPEDIMENTO” E VOTANDO “SI” PER UNA LEGGE FINALMENTE UGUALE PER TUTTI.

IL 12 E 13 GIUGNO POSSIAMO TORNARE AD ESSERE UN PAESE CIVILE.

SOLO CHE QUESTA VOLTA DIPENDE SOLO DA NOI.

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Soffocare

16 apr

Non riesco a scrivere. Ogni giorno accendo il pc, pronta con la mia buona dose di indignazione, rabbia e sogni precari, precari come tutto il resto. E poi la homepage di Repubblica, poi tutta questa frustrazione intorno mi bloccano.

Forse è questo quello che vogliono, ammesso che abbiano davvero una qualche forma di obiettivo, forse vogliono che ci stanchiamo tutti di occuparci di cose più grandi di noi, troppo belle per questo Paese che non merita nemmeno la pena che si riserva ai disgraziati.

Perchè  i disgraziati non hanno colpa.

E allora mi viene naturale riservargli rancore, rabbia e disprezzo. E questo mi fa male, mi fa paura. Perchè so che è la fine e cerco di controllarlo. Ma nei miei sogni di cambiare questo Paese che mi ostino a scrivere con la maiuscola, non tengo mai conto di non ricevere niente in cambio.

Nè un premio per la mia onestà, per la mia voglia di fare alla luce del sole, di investire sulla mia formazione senza pompini a nessuno, nè un semplice, umilissimo lavoro da cameriera con il contratto più sfigato del mondo. E quando essere assunti da Zara o a fare i caffè da Pazkowski in centro diventa l’ambizione di qualsiasi laureato, laureando, mamma, padre di famiglia, c’è qualcosa che non torna.

Accumulo, accumuliamo tutti anni e anni di esperienze da promoter, cameriera, baby sitter, call center e poi per il lavoro per cui studiamo servono anni di esperienza nel settore.

Settore che ci avrebbe tenuti gratis come tirocinanti a vita e non ci avrebbe permesso di fare specialistica, master…

Restare umani…

Un dolore al cuore sentire che ti hanno ucciso, un senso di rabbia e impotenza. E mi chiedo se a questo punto tra il fare mille cose in un Paese così sporco di reati e di violenze, non convenga cercare una rappresentanza in un Paese dove la serietà, la professionalità, dove le qualifiche e le competenze  richieste sono state premiate al governo (è iniziata la mia ricerca di un Paese dignitoso).

Non fraintendetemi, credo ancora ci sia un’Italia migliore, ma ogni volta che la incontro, sta partendo per questo o quel posto nel mondo. E allora mi chiedo se valga la pena.

Se convenga scegliere questo Paese e condannarsi a una vita precaria, di prestiti e mutui, con triennale, specialistica, master. Aspirare a lavorare ovunque e sognare ogni giorno il tempo indeterminato. Chiamare ogni 21 del mese i tuoi perchè non ce la fai con lo stipendio da fame, non immaginare nemmeno una famiglia tua perchè niente potresti garantirgli e vedere in Svezia famiglie di ventenni. Scegliere un Paese che deride e insulta gli onesti. Che offende le competenze e le rimuove dai requisiti di governo.

Se valga la pena dedicare l’unica vita che ho a un Paese in cui i miei figli non avrebbero tutele, ma discriminazione e disprezzo. In cui non scendendo a compromessi continuerò a far la fame circondata da incapaci che mi daranno gli ordini perchè amici, compagni, fratelli di…

Mi chiedo che c’è da fare. Se una strada c’è e forse sono solo io che nel pieno della disperazione guardo a Gennaio, quando andrò a vivere a Lisbona (Paese indebitato fino al collo ma virtuoso come pochi negli investimenti in formazione, cultura, politiche sociali) come alla fine di questa depressione cosmica che inizia a paralizzarmi ogni volta che provo a scrivere.

Vorrei non sentire offendere chi dedica la propria vita per il sogno di una giustizia diffusa. Vorrei cadesse la lingua a chi senza sapere ha offeso la vita e il sogno d’umanità di Vittorio Arrigoni.

Perchè se insegui un sogno, la morte te la sei cercata.

Dove siamo finiti? 

Voglio sentirvi se avete ancora opinioni e idee e state leggendo queste righe, perchè io non respiro più. E mi addormento col magone. E non sto bene. E mi sembra ballino tutti sul Titanic dopo aver colpito l’Iceberg.

Dove siete popolo viola, rosso, arcobaleno, fucsia??? Tutti a indignarvi per le vostre minoranze calpestate e derise. E di questo Paese? Che ne facciamo?

Scrivete, commentate. Dove siete finiti tutti quanti che non votate Berlusconi e Lega? Tutti rinchiusi nei vostri Guccini e nei libri di Kerouac ? 

INDIGNEZ VOUS . 

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Nella mia ora di libertà

17 mar

Quando da piccola eravamo in macchina tutti insieme, magari per andare a fare la spesa o peggio in una delle domeniche da zii e parenti vari e in radio partiva la sua voce, ricordo papà che iniziava ad alzare il volume.

Di qualunque cosa stessero parlando fino a quel momento, adesso non importava.

Perchè cantava Fabrizio De Andrè.

E ricordo che pur capendoci poco, quel timbro di voce così intenso e umano, così dolce  e sensuale me lo portavo dietro per il resto della giornata e pensavo che mio marito avrebbe dovuto avere quella voce, così mi sarei emozionata pure quando ci avrei litigato.

Sarà anche per questo che sono “diventata” lesbica…

Da quando ho iniziato a pensare con la mia testa, rifugiandomi quasi bulimicamente come diceva una mia amica nei libri, io mi sono innamorata di ogni sua parola scritta e cantata.

Ho avuto modo di conoscere e ascoltare buona parte della musica cantautorale italiana e non ho dubbi quando dico che De Andrè è altro.

E non è solo nell’incredibile umanità e nel senso di libertà che ti trasmette ogni sua canzone, è nella voglia di vivere, nella sensibilità di un uomo che ama, senza misteri e senza artifici e che descrive i suoi amori ed il suo dolore con una profondità che non serve raccontare, basta ascoltare “Khorakhanè” o “Nella mia ora di libertà” per capire cosa voglio dire.

E’ l’amore per la sua vita di uomo libero, di pensatore onesto e umile che ne fa, per me, la voce dell’Italia migliore, con le sue tante debolezze e le sue  meravigliose, dolcissime virtù.

A te, Fabrizio dedico questa giornata importante perchè con la tua musica hai accompagnato chi come me cercava un’altra Italia in cui credere, perchè meglio di ogni altro l’hai saputa descrivere e raccontare.

A te, perchè hai cantato dei deboli e dei forti, perchè le parole ti sono venute sempre facili e non hai dovuto girarci intorno mai.

E perchè anche a te si deve quest’unità nazionale che sa d’orgoglio per le bellissime menti che l’hanno abitata e che ancora oggi continuano a starci,che sa di voglia di cambiare, di avere politici all’altezza di questa Italia.

L’altra Italia, quella che ancora governa e domina,  ha avuto per fin troppo tempo una degna rappresentanza politica, adesso tocca a noi.

E ai disincantati che osannano le altre nazioni del mondo ricordo che l’amore per il proprio Paese è sempre stata la grande forza di quegli Stati che tanto invidiamo. Che abbiamo tutti delle responsabilità e che dovremmo fare il nostro prima di lamentarci di quello che gli altri non fanno.

Grazie Fabrizio, nostro caro amico fragile.

Eccovi lo speciale di  La Storia Siamo Noi

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Vieni via con me

15 mar

Fino a cinque anni fa, Roberto Saviano, un ragazzo di 26 anni laureato in filosofia viveva libero da ogni paura.

E’ il marzo del 2006 in ansia per l’uscita del suo primo libro, Gomorra e fino ad allora aveva pubblicato diverse inchieste giornalistiche sulla malavita napoletana sulla stampa locale.

L’incredibile successo di Gomorra lo  costringe ora ad affrontare quella malavita che ha sempre denunciato e che da allora non smette di minacciarlo di morte:

« Ad aver dato fastidio alle organizzazioni criminali è il mio lettore, non sono io. Il mio lettore è ciò che loro non vogliono, il fatto che in questo momento ne stiamo parlando, che ne hanno parlato tutti i giornali, che continuano ad uscire libri, che continuano a nascere documentari, è tutto questo che loro non vogliono, è l’attenzione su di loro, sui loro nomi, soprattutto sui loro affari »

A chi, pochi anni dopo l’uscita di Gomorra gli ha chiesto perchè questo bisogno di urlare (come se servisse spiegarlo)  Saviano risponde:

« Il tacere in queste terre non è la banale omertà silenziosa che si rappresenta di coppole e sguardo abbassato. Ha molto più a che fare col “non mi riguarda”. La parola diviene un urlo. Controllato e lanciato acuto e alto contro un vetro blindato: con la volontà di farlo esplodere. »

Il 14 ottobre 2008 arriva la notizia di un possibile attentato nei confronti di Roberto Saviano. Un ispettore di Polizia della DIA di Milano informò la Direzione distrettuale antimafia di essere venuto a conoscenza, dal pentito Carmine Schiavone di un piano in fase operativa, per uccidere lo scrittore e gli uomini della scorta entro Natale con un attentato spettacolare sull’autostrada Roma-Napoli in stile Capaci. Carmine Schiavone ha in seguito negato di sapere dell’attentato ma ha confermato che Saviano è stato ufficialmente condannato a morte dal clan dei casalesi.

Saviano decide dunque di trasferirsi per un pò all’estero e ci saluta con questa lettera:

« Penso di aver diritto a una pausa. Ho pensato, in questo tempo, che cedere alla tentazione di indietreggiare non fosse una gran buona idea, non fosse soprattutto intelligente. Ho creduto che fosse assai stupido – oltre che indecente – rinunciare a se stessi, lasciarsi piegare da uomini di niente, gente che disprezzi per quel che pensa, per come agisce, per come vive, per quel che è nella più intima delle fibre ma, in questo momento, non vedo alcuna ragione per ostinarmi a vivere in questo modo, come prigioniero di me stesso, del mio libro, del mio successo. ‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni! E voglio ancora scrivere, scrivere, scrivere perché è quella la mia passione e la mia resistenza e io, per scrivere, ho bisogno di affondare le mani nella realtà, strofinarmela addosso, sentirne l’odore e il sudore e non vivere, come sterilizzato in una camera iperbarica, dentro una caserma dei carabinieri – oggi qui, domani lontano duecento chilometri – spostato come un pacco senza sapere che cosa è successo o può succedere. In uno stato di smarrimento e precarietà perenni che mi impedisce di pensare, di riflettere, di concentrarmi, quale che sia la cosa da fare. A volte mi sorprendo a pensare queste parole: rivoglio indietro la mia vita. Me le ripeto una a una, silenziosamente, tra me. »

A te Roberto vogliamo dedicare questo sogno, perchè non è vita senza libertà.

Grazie, perchè l’Italia migliore a cui pensiamo sei tu.

L’Italia che giovedì festeggerà il tricolore senza ipocrisie da mondiali di calcio ma portandosi nel cuore le battaglie delle donne e degli uomini che hanno fatto e fanno ogni giorno la libertà di questa Paese.

Prendetevi dieci minuti e ascoltate le parole di un ragazzo della nostra età che decide di denunciare, di non fare finta di niente e che da allora, da quella scelta di vita libera e onesta, non vive più.

Eccovi l’intervista a Enzo Biagi, pochi mesi dopo l’uscita di Gomorra:

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Odio gli indifferenti

14 mar

Scusate l’assenza.

Non che questo Paese mancasse di persone magnifiche di cui parlare ma ne ha avute e ne ha talmente tante che mi hanno tenuta impegnata fino a ieri a Roma.

Sono stata alla giornata per la difesa della Costituzione a Roma e per la prima volta nella mia vita ho visto davvero tanta voglia di cambiare. Senza bandiere e simboli di partito, senza politici in evidenza e nomi dietro cui nascondersi.

C’era un amore e un orgoglio nell’essere parte di una nazione così stupenda che andava oltre ogni colore politico. Tricolori ovunque, valori, articoli letti, recitati a memoria, canzoni, musica, sorrisi e voglia di un’altra storia.

Di viverci finalmente il nostro Paese e il nostro tempo. Adesso.

Ho camminato per le strade di Roma, belle di storia e di facce ordinarie, due foto alla stradina particolare, una al Pantheon che avrò visto mille volte ma ne vale sempre la pena, un bacio a te che mi sopporti e mi guardi sognare e mi porti dentro questa voglia di essere me, di essere così come sono sempre stata che non mi era capitato mai fino a qualche mese fa…

E un pensiero, mentre ascoltavo uno dei padri della Costituzione dichiararci tutto l’amore per la mia età, per i giovani che come me non si fermano e non se ne vogliono andare, che ricordava quando alla nostra età cambiava l’Italia con altri ventenni e la rendeva finalmente libera, finalmente senza re e senza duci, un pensiero andava a voi.

A voi migliaia e milioni di indifferenti senza senso civico che ve ne state a ballare e vi truccate e progettate vite e lussi come se non vi riguardasse.

Come se la melma in cui arranchiamo da anni riguardasse solo noi poveri scemi. Noi comunisti che ci facciamo troppi problemi. Noi che “ci piace la politica”.

E non lo so, forse mi prenderò tante critiche però lo voglio dire finalmente. E se volete offendermi fate pure, ma questo è il mio spazio e sarò sincera.

Io vi odio indifferenti.

Perchè non vi cambia nulla una crocetta qua o là alle elezioni e senza saperlo, senza nemmeno capirlo ammorbate un Paese, con la vostra inerzia, con la vigliaccheria di chi non prende una posizione e preferisce restarne fuori.

Come se il diritto ad essere tutelati a lavoro,  a un’istruzione pubblica di qualità, il diritto ad una legge uguale per tutti riguardasse noi “moralisti e bacchettoni”. Come se la voglia di far crescere un giorno i miei figli in un Paese in cui si valorizzano gli uomini e le donne oneste e capaci anzichè gli omertosi e le “disponibili” fosse un desiderio snob da “radical chic” come dice la Gelmini.

E allora lo ammetto una volta per tutte. Odio chi non fa il suo dovere, chi vive di superficie e senza responsabilità. Odio chi ama vantarsi di un Paese che non conosce e ne segna la morte, la derisione all’estero perchè solo, perchè abbandonato dal disimpegno e dal disinteresse collettivo.

Lasciateli pure mangiarsi tutto, non disturbateli ‘sti poveri porci, legittimateli vivendo di consumi e di ignoranza. Non leggete, non vi informate e continuate pure a passare le vostre giornate tra Lady Gaga e la ragazzina sgozzata.

Perchè la politica è noiosa, perchè che palle i tg, che palle i quotidiani, meglio i Vanzina meglio Italia 1 che tanto si sa le cose non cambiano. E poi tutti commossi per gli egiziani e i libici, manco fossero loro quelli messi peggio.

Loro che una coscienza nazionale, un’identità, una dignità ce le hanno e le loro libertà se le stanno meritando.

Loro capaci ancora di INDIGNARSI.

Allora questo post lo dedico a chi li ha odiati prima di me gli indifferenti, a chi ci ha scritto sopra centinaia di pagine e alla fine la sua battaglia l’ha vinta.

A te, Antonio Gramsci che nel 1917, quasi cent’anni fa scrivevi così:

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Peciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.


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Noi

11 mar

Tra poco ore partiremo per Roma. Ed ecco che questo post voglio dedicarlo a Noi.

Noi, migliaia che riempiremo tra poco le strade di Roma e tutte le piazze d’Italia.

Noi che ci faremo sentire e di cui sicuramente parlerà più il New York Times che Rai1.

Noi che passiamo la vita tra Annozero e Ballarò e non riusciamo mai ad arrivare alla fine della puntata per la rabbia, il digusto, per il senso di frustrazione che ci prende allo stomaco. Per la nausea.

Noi che manifestiamo, urliamo, organizziamo, progettiamo un futuro dove poter avere almeno il diritto di sperare in un lavoro dopo la fatica di ottenere tutti i requisiti.

Noi che vogliamo persone competenti in Parlamento.

Noi che l’Italia è De Andrè, è Pasolini, è Montale, è Dario Fo, è Dante, è Maraini, è Calvino.

Noi che la politica è Nenni, è Berlinguer, è Spadolini, è Vendola, è Bonino, è Finocchiaro, è Bindi.

Noi domani saremo di nuovo lì, e non crediate che pensiamo di cambiare il mondo con le nostre urla. Noi cambiamo noi e chi ci circonda.

Noi che vogliamo riprenderci quest’Italia bellissima, saccheggiata corrotta e lasciata a marcire. Che vogliamo conquistare i nostri diritti,uno alla volta e non aspettare che un giorno se un salvatore ci sarà allora torneremo a stare tutti meglio.

La salvezza dei Paesi la fanno i popoli e l’Egitto ne è stato un brillante esempio.

Come si fanno gli italiani? Questo bisogno di nazione in un Paese senza unità politica io lo sento, lo vedo.

Non siamo pugliesi, lombardi, siculi, sardi, laziali, toscani.  Come possiamo vivere così? Senza la minima voglia di rispetto, di dignità?

E’ con le nostre tasse che un’ex cubista fa il Ministro per le Pari Opportunità, con le nostre che un diplomato alla scuola Radio Elettra tiene in mano le sorti del Parlamento e della maggioranza.

Cosa deve ancora succedere perchè questo branco di narcolettici si dia un colpo di reni e riprenda il proprio destino per le mani. Davvero vogliamo tutti questo tanto sognato “ESTERO”?

Vogliamo tornarci in vacanza e rinunciare a una terra che è stata dei nostri padri, nonni, di persone magnifiche e meravigliose che hanno combattuto a costo della loro vita per renderla migliore per i loro figli, per le generazioni future?

Tutti a parlare di diritti, ma quando c’è da fare la nostra parte dove siamo?

Dove siamo quando si dividono le coste, le nomine, le giunte mentre ci sbattono la porta in faccia al Mc Donald’s con una laurea e 3 lingue? Dove siamo quando passano tutto il tempo in Parlamento a trovare modi per fargliela scampare anche stavolta, la galera a QUELLO LI’?

Dove siamo quando perdiamo dignità di ragazzi, di lavoratrici, di padri di famiglia, in cassa integrazione da secoli?

Vado a Roma perchè c’è un’Italia migliore.Che dice BASTA.  Perchè ne faccio parte, perchè non mi arrenderò mai.

Che urla e che non ha perso la voglia di indignarsi per questi maiali senza volto, per questa piovra di abusi e poteri incontrollabili.

E allora dove siete coetanei miei? IL NOSTRO TEMPO E’ ADESSO, COSA ASPETTATE?

Quest’individualismo triste in cui se stiamo bene da soli, chissenefrega dei poveri stronzi che muoiono ingiustamente intorno. Noi c’abbiamo Rayban, Ipod e Moncler quindi va tutto bene.

Noi saremo sempre lì, a rovinarvi i piani. A mostrare agli altri e al mondo che un’altra Italia c’è eccome e che merita rappresentanti diversi di quelle cariatidi del Pd bravi solo a borbottare qualche parola scontata.

E ogni volta che perderemo torneremo a casa fieri e orgogliosi di noi, della lealtà con cui abbiamo difesa la nostra voglia di libertà, felici ci toglieremo il cappotto e resteremo a guardarci allo specchio dove riflessa vedremo la nostra dignità, la testa alta sempre e comunque.

Perchè senza doveri, i diritti perdono tanto della loro ragione d’essere.

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